Arte e Storia

Pieve del XII secolo che conserva la facciata romanica preceduta da un loggiato del 1602. L’interno, di impianto basilicale a tre navate e più volte rimaneggiato nel corso dei secoli, ha recuperato in parte l’aspetto romanico dopo i restauri di fine Ottocento e degli anni Cinquanta del Novecento. Al centro dell’abside vi è una bella croce lignea sagomata dipinta da Agnolo Gaddi verso il 1390 e recentemente restaurata. Al termine delle due navate si trovano due cappelle affrescate nel Seicento . Inoltre conserva una Madonna del latte affrescata nel Duecento e un altro frammento d’affresco raffigurante un Apostolo della bottega di Domenico Ghirlandaio. Del 1995 è il bel mosaico in marmo col Volto di Cristo di Venturino Venturi in controfacciata. Nell’adiacente oratorio il soffitto è affrescato con una Assunzione, attribuita a Niccolò Lapi, vi si conservano un Crocifisso ligneo del Quattrocento e una Madonna col Bambino, stucco policromo della bottega di Lorenzo Ghiberti. La canonica presenta alcuni ambienti affrescati nel Seicento e nel Settecento; in due sale si conservano alcune importanti opere tra le quali un Crocifisso dipinto tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento; una pala di Santi di Tito documentata al 1597; una Circoncisione di Jacopo Vignali (1634); un affresco staccato del XV secolo con Adamo ed Eva; una tavola con la Pentecoste unita a una predella con la Dormitio Virginis parte di un trittico smembrato dipinto da Cenni di Francesco di ser Cenni

L’editore “Apice libri” di sesto Fiorentino ha pubblicato una sorta di guida agile che aiuta a scoprire le curiosità storiche e artistiche della Pieve: “La pieve di san Martino a Sesto Fiorentino”, a cura di Beatrice Mazzanti,€ 8,00.

Inoltre, per le vicende legate al restauro ad opera del PIevano Renato Calcinai, è da poco stato  stato pubblicato un altro volumetto: Beatrice Mazzanti, Sesto Fiorentino e la sua Pieve nella seconda metà dell’Ottocento, Apice  Libri, 2016

Per approfondire la conoscenza del patrimonio artistico  della Pieve,  si segnala l’opuscolo “La Pieve di San Martino a Sesto”, stampato  dalla F & F. Parretti Grafiche, Firenze, 1990.

SAN MARTINO DI ROBERTO CECCHERINI

La canonica di San Martino a Sesto Fiorentino

Le decorazioni ad affresco che ornano diversi ambienti della Canonica risalgono a differenti periodi e furono commissionate da tre differenti pievani,  l’Olmi, il Martini e il Meucci, che nei secoli XVII e XVIII contribuirono in modo notevole ad arricchire la Pieve di opere d’arte facendo inoltre eseguire numerose migliorie e restauri all’antico complesso.

Gli affreschi più antichi della Canonica sono quelli che decorano il soffitto del cosiddetto “studiolo” ove sono dipinte fantasiose grottesche (immagine), ricche di gustosi particolari inquadrati da finti motivi architettonici, ed episodi della vita di S. Francesco: Le Stimmate del Santo (immagine), Il sogno di papa Innocenzo, Papa Innocenzo che dà la Regola, San Francesco che rinuncia ai beni e agli abiti secolari.

Maria Pia Mannini, che ha studiato e pubblicato i diversi cicli decorativi presenti nella Canonica (1979, pp. 28-30 e 1990, pp. 26-28), assegna l’affresco dello “studiolo” al periodo in cui fu pievano Francesco Olmi (1597-1619). Tra il 1602 e il 1618 l’Olmi fece restaurare il portico esterno sulla facciata della chiesa e commissionò restauri all’interno della chiesa e della Canonica. A questo periodo deve risalire anche l’esecuzione degli affreschi dello studiolo con le storie del Santo di cui l’Olmi portava il nome, affreschi che sono stati attribuiti a Piero Salvestrini (M.P.Mannini, 1979, p.29). Pittore formatosi alla bottega del Poccetti, il Salvestrini (Castello, Firenze 1574-1631) si distingue per il suo stile vivace che lascia spazio al gusto per la notazione d’ambiente, come si può notare dall’attenzione dedicata, anche in questa decorazione dello studiolo, ad arricchire di particolari le storie e i personaggi raffigurati.

Al pievanato di Pietro Martini (1620-1646), committente degli affreschi della cappella dedicata al Nome di Gesù nella Pieve, risalgono invece le decorazioni dei soffitti del corridoio della Canonica.

Motivi a grottesche e figurine di ispirazione classica contornano scene derivate da episodi biblici ed evangelici: Cristo e l’adultera, Il giudizio di Salomone, Susanna e i vecchioni; è curioso notare che a questa ultima scena fa da sfondo una città dai palazzi rinascimentali e una cupola chiaramente ispirata al “cupolone” brunelleschiano.

Gli affreschi del corridoio sono stati attribuiti a Baccio del Bianco (Firenze 1604 – 1656) e datati intorno al 1638, anno in cui Baccio, pittore e scenografo conosciuto fra l’altro per gli allestimenti di apparati e di feste, lavorò nella Pieve appunto per un apparato delle “Quarantore” (M.P.Mannini, 1979 p.29).

Il carattere bizzarro e versatile di Baccio e la sua fama di decoratore e inventore di piacevoli storiette delineate con tocco felice trova conferma in queste decorazioni che si susseguono affollate di personaggi mitologici, biblici ed evangelici lungo il corridoio della Canonica.

Lo studio, che precede lo studiolo dell’Olmi, è l’ambiente che presenta le decorazioni più tarde: vedute fluviali e marine sono negli affreschi eseguiti al tempo del pievano Luigi Gaspero Meucci sulle pareti di questa stanza ove si può vedere anche una raffigurazione settecentesca della Pieve di San Martino dipinta entro un medaglione sulla parete dove si trova il camino.

Il pittore e scenografo Filippo Lenzi firmò e datò queste pitture che risalgono al 1780, come si legge sull’iscrizione posta sulla veduta di un paesaggio fluviale in cui è presente un contadinello che attraversa un ponte col suo mulo.

Infine è giusto ricordare anche l’ultimo ambiente decorato cioè la stanza che comunica con lo studio ora ricordato, ove sono presenti pitture ottocentesche a partiture architettoniche e motivi floreali arricchite da due medaglioni con la raffigurazione della Crocifissione e di San Luigi Gonzaga.

Tutti gli affreschi qui ricordati sono stati egregiamente restaurati nel 1986 dalla Ditta SAR di Firenze con la direzione dei lavori della dr.ssa Cristina Acidini e dell’arch. Maria Chiara Pozzana della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici.

Patrimonio Artistico

Annunciazione

 

Battesimo di Cristo

Prima del restauro attualmente in corso (ottobre 1990) la grande tela col Battesimo di Cristo si trovava collocata nella Compagnia. Non vi sono però elementi sufficienti per ritenere che questa fosse la sua collocazione originaria. E’ stata proprio un’identificazione di questo dipinto con uno della serie di quadri con Storie del Battista documentati nel 1755 in Compagnia poi alienati e dispersi nel 1785 durante il periodo delle soppressioni leopoldine (cfr. Vannucchi, 1978, p. 14 e 17 e Mannini, 1990, pp. 19-20). Se non si può escludere che il seicentesco Battesimo di Cristo sia una delle opere scampate alle spoliazioni di quel periodo, sembra però più probabile che esso sia da identificare con un dipinto col Battesimo di Gesù nel Giordano citato dagli inventari ottocenteschi (Rondoni, 1863 e Carocci, 1889) posto in chiesa al primo altare di sinistra entrando, vicino ad un antico fonte battesimale del XVI secolo. Il coperchio di questo fonte viene ricordato come opera di particolare interesse: “in legno noce abilmente intagliato con ornati a mezzo rilievo e stemmi ripetuti di una famiglia Martini” (Rondoni, 1863). Tale notizia ben si accorda con quella riferita dal Calzolai (1966, p. 75) secondo cui il Pievano Pietro di Francesco Martini aveva commissionato un dipinto presso il fonte battesimale. Riunendo dunque i diversi elementi si può dire che il Pievano Martini committente della decorazione della cappella dedicata al Nome di Gesù, commissionò anche una “tavola” (come spesso venivano chiamati i dipinti di grandi dimensioni indipendentemente dal tipo di supporto usato) per l’altare posto vicino al fonte battesimale il cui coperchio recando gli stemmi Martini indicava una donazione della famiglia, (patrona della Pieve insieme ai Venturi) se non del Pievano stesso. Il Battesimo di Cristo rimase al primo altare di sinistra fino alla fine dell’Ottocento. Poi i successivi mutamenti subiti dalla chiesa e i numerosi spostamenti di opere mobili coinvolsero anche questo dipinto che venne allontanato dalla sua originaria collocazione.

Il Battesimo è stato pubblicato da Giulio Vannucchi come opera di scuola fiorentina del sec. XVII (1978, p. 61) e quindi riferito da Maria Pia Mannini (1988, pp. 20-21) all’ambito di Matteo Rosselli e datato ai primi decenni del Seicento. Lo stile di Matteo Rosselli (Firenze 1578 – 1650), il maestro accanto al quale si formò nella prima metà del Seicento un’intera generazione di pittori fiorentini, si riconosce nella composizione come nella impostazione delle figure e soprattutto nelle fisionomie dolci e regolari degli angeli che sostengono il manto di Cristo. Più che alla mano del Rosselli stesso sembra, però, che il dipinto sia da assegnare ad uno dei suoi allievi considerando alcune parti qualitativamente un po’ deboli come il corpo del Cristo o una certa rigidità delle figure.

Cronologicamente una datazione agli anni Trenta si accorderebbe sia con gli aspetti stilistici della pittura che con la committenza del Pievano Martini che tra il 1633 e il 1634 aveva chiamato pittori della cerchia del Rosselli per decorare la cappella in “cornu Epistolae” della Pieve.

Circoncisione

La Circoncisione della pieve di Sesto è ricordata nella settecentesca biografia del Vignali scritta da Sebastiano Benedetto Bartolozzi (1753, p. XIII) che in particolare elogiò la figura del sacerdote Simeone raffigurato mentre sta per circoncidere il Bambino. Sulla base di questa importante fonte biografica confortata dall’evidenza delle ragioni stilistiche, la critica recente ha più volte rammentato il dipinto fra le opere sicure del Vignali (Del Bravo, 1961 p. 38; Cantelli, 1983, p.143; Pagliarulo, 1986, p. 187) ma con una datazione agli anni Quaranta (Del Bravo) o intorno al ’45 (Pagliarulo) che ora può essere corretta e definita grazie all’interessante rinvenimento dell’iscrizione posta sulla base dell’altare “IAC. VIGNALIVS FT. 1634”.

Il restauro eseguito nel 1988 da Giovanni Papi (direzione dei lavori dr. Licia Bertani della Soprintendenza dei Beni Artistici e Storici) eliminando le vernici ingiallite e lo sporco che coprivano la superficie pittorica ha reso nuovamente leggibile l’iscrizione. La Circoncisione di Sesto diviene così un importante punto di riferimento per lo stile del Vignali negli anni Trenta. Un confronto col dipinto di eguale soggetto ma precedente di alcuni anni eseguito dal Vignali per la Chiesa della Misericordia a San Casciano nel 1627, induce ad osservare che nel quadro di Sesto il Vignali si attenne a uno schema più solenne e consono all’iconografia tradizionale, dedicando una particolare attenzione allo studio della luce.

Dall’inventario degli oggetti d’arte della Pieve compilato da Ferdinando Rondoni la tela del Vignali risulta collocata nel 1863 all’altare della cappella Martini, ed egualmente in un inventario della metà dell’Ottocento conservato presso l’Archivio parrocchiale, si ricorda nella cappella “in corno Epistole” una tavola che rappresenta la Circoncisione di Gesù Cristo la cui cornice fu ridorata a spese della Congregazione dell’Agonia. Infine la relazione della Visita Pastorale di Monsignor Martini del 1797: nell’elenco dei benefici e obblighi fondati nella Pieve di San Martino è menzionata la “cappella di San Giuseppe all’altare della Circoncisione di collazione degli eredi del Signor Martini già Pievano” (Cfr. Calzolai, 1966, p.150).

Si può quindi affermare che la Circoncisione, ora collocata nel salone della Canonica, venne eseguita dal Vignali per l’altare della cappella Martini. Le notizie antiche ora ricordate infatti ben coincidono con la datazione della cappella, 1633, precedente di un anno a quella della Circoncisione; mentre va sottolineata la connessione fra le storiette affrescate nella volta della cappella dedicata al Nome di Gesù e il soggetto illustrato nella tela del Vignali: si tratta sempre di episodi dell’infanzia di Cristo e il legame concettuale fra l’uno e le altre risulta evidente.

Il Vignali fu allievo di Matteo Rosselli, lavorò più volte nel corso della sua attività a fianco dello stesso Rosselli o di altri artisti della bottega rossellesca: ad altri episodi noti di cicli o complessi decorati da pittori legati da questa stessa matrice culturale e stilistica si può dunque aggiungere la cappella Martini della Pieve di Sesto che con i suoi affreschi, dovuti appunto ad un allievo del Rosselli e la grande tela del Vignali costituisce un importante documento della pittura fiorentina degli anni Trenta del Seicento.

Cristo crocifisso

Chiesa di Santa Maria a Morello
“Cristo crocifisso” su tavola sagomata, dopo il restauro, è stato consegnato alla Pieve di San Martino

 

 

 

 

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